Ho ignorato l’ordine naturale del quaderno e ho ceduto all’idea di poter scrivere sulla pagina destra, non quella molliccia di sinistra che rimbalza con la pressione della penna. Mi sento un rivoluzionario.
(Immaginate un mondo pieno di quaderni di appunti con solo pagine destre, sarebbe bellissimo. Rifiuto assolutamente la teoria secondo cui l’altra faccia della pagina destra sia una pagina sinistra, non ha assolutamente senso! Cosa non farebbero i detrattori per screditare la perfezione della pagina destra.)
In visione: Father and son

Ho ignorato l’ordine naturale del quaderno e ho ceduto all’idea di poter scrivere sulla pagina destra, non quella molliccia di sinistra che rimbalza con la pressione della penna. Mi sento un rivoluzionario.

(Immaginate un mondo pieno di quaderni di appunti con solo pagine destre, sarebbe bellissimo. Rifiuto assolutamente la teoria secondo cui l’altra faccia della pagina destra sia una pagina sinistra, non ha assolutamente senso! Cosa non farebbero i detrattori per screditare la perfezione della pagina destra.)

In visione: Father and son

amori sticazzi

  • cugino che si lascia e si prende ripetutamente con la sua ragazza: rob, io e BIP ci siamo lasciati.
  • io: ancora?
  • cugino: sì, ma questa volta è sul serio. mi ha rotto il cazzo.
  • io: ormai fate questo da anni, entrambi avete rotto il cazzo.
  • cugino: eh lo so, ma questa volta ha esagerato. io davvero non ne posso più.
  • io: sì, ok.
  • cugino: se torna in ginocchio, le dico di no.
  • io: ma guarda che non devi dimostrarmi niente.
  • cugino: no, ma sono serio.
  • io: pure io.
  • DOPO QUALCHE GIORNO
  • cugino: rob, ti devo dire una cosa...
  • io: AHAHAHAHAHAHA.

Film visti: agosto 2014

Non vedevo l’ora che venisse questo primo settembre, perché dopo averci pensato per qualche giorno, ho deciso che con l’arrivo del nuovo mese pubblicherò i film visti durante il mese precedente. Segno i film visti in una lista da anni, ormai, utilizzando una sorta di codice per indicare quali impressioni mi hanno trasmesso. Perché segno i film che vedo? Semplicemente perché non ho un’ottima memoria. A volte sfoglio la lista e trovo titoli di film che avevo completamente dimenticato.

Legenda dei simboli:

- quando il film non mi è piaciuto
+ quando il film mi è piaciuto
* quando il film è bellissimo, stupendo, un capolavoro.
Non scrivo nessun simbolo quando il film mi ha lasciato indifferente, non per forza in modo negativo. L’ho visto, passiamo avanti.

Ecco i film che ho visto ad agosto:

Locke+
The Raid 2+
ESP 2 - Fenomeni paranormali-
La moglie del soldato
The tree of life*
The Gatekeepers - I guardiani di Israele
Cave of forgotten dreams*
The act of killing*
Piovono polpette 2
Eraserhead+
Solo dio perdona+
Sugar Man*
To the wonder-
Il cielo sopra Berlino+
The elephant man+
Ju Dou
Viva la libertà+
Dune
Velluto blu+
Oltre i confini del male: Insidious 2
Jackass presents: bad grandpa
Omicidio in diretta
Iron sky
Cuore selvaggio+
Sacro GRA
Gebo e l’ombra+
Venere in pelliccia*
Materia oscura+
The canyons-
Welcome to New York
Under the skin

i giorni poco prima del mio compleanno sono sempre molto strani, almeno per me. oggi dovevo tornare dalla psicologa dopo le vacanze - c’è chi torna a lavoro e chi a studiare, io torno dalla psicologa - ma il fatto che abbia spostato la seduta proprio nel giorno del mio compleanno è un fatto curioso, o forse no. ignorerò anche questa volta un chiaro messaggio dell’universo per credere che sia tutto casuale e che le coincidenze esistano, ma sono più rare dei miracoli. anche quest’anno vorrò fuggire dal mio mondo nel giorno del mio compleanno, nonostante sia un pensiero infantile. sarà la mia fuga personale di ventiquattro ore con una pausa di cinquanta minuti per andare dalla psicologa.

Mentre ieri navigavo in internet mi sono imbattuto nel documentario Materia oscura, era presente in un elenco di film consigliati da un utente. Cercando informazioni al riguardo, l’ho trovato intero su Youtube e così l’ho anche visto (a quanto pare è stato mandato in onda su RAI5 - non sembra esserci un altro modo legale per vederlo, niente DVD, niente streaming on demand). 

Pensavo che ieri fosse la prima volta che sentivo parlare di questo documentario, ma stanotte mi sono ritrovato a sfogliare la lista dei film da vedere ed eccolo lì, Materia oscura, segnato probabilmente mesi fa. È stata una piacevole sorpresa.

Sapete, mi capita spesso di ritrovarmi davanti titoli di cui avevo già sentito parlare anche mesi prima, nonostante le mie ricerche per trovare nuovi film interessanti da vedere si ramifichino in varie direzioni, spesso opposte tra di loro. A volte addirittura gioco: quando scopro un titolo lo ignoro, aspettando il giorno in cui me lo ritroverò davanti; a quel punto non posso più tirarmi indietro e lo guardo.

A ridosso del grande raccordo anulare (il GRA del titolo) vivono persone comuni, i cui impieghi, pensieri e impegni vengono filmati da Gianfranco Rosi attraverso uno sguardo distaccato e silenzioso. È difficile parlare di Sacro GRA: la forma di documentario che sceglie Rosi mi ha affascinato. Seppure, come viene detto nell’articolo su Gli Spietati (e io sono d’accordo), non esista una formula giusta per fare un documentario, Rosi ignora alcune “regole” del genere e sceglie una strada diversa, girando un film-documentario utilizzando come attori “personaggi” involontari, che recitano come facciamo tutti nell’improvvisazione della vita. Questa ricerca del cinema in un contesto così reale è molto affascinante, perché l’arte cinematografica è una ricostruzione artistica che intrattiene di più, per forza di cose, della realtà. Qui invece, se da una parte, come illustro dopo, c’è una ricerca mirata per trovare i soggetti giusti da mostrare, dall’altra c’è un rifiuto di utilizzare la storia giusta, la situazione perfetta, il dialogo illuminante. La realtà non viene truccata per risultare interessante, ma anzi viene spogliata di ogni capo cinematografico per restare nuda e imperfetta. Potrei persino pensare che la noia che caratterizza Sacro GRA sia “sacra” in quanto reale come la vita quotidiana, tuttavia non lo farò. Rosi fa da spettatore e noi guardiamo lui nell’intento, ma è come guardare qualcuno ridere senza aver capito la barzelletta.
Guardando questo documentario mi ponevo molte domande. Il GRA del titolo si riferisce alla vicinanza geografica dei “protagonisti” alla strada che cerchia Roma con un anello; la loro presenza è periferica al centro (di Roma), la loro esistenza quasi marginale nella società. Insomma, siamo noi: Rosi osserva noi. Ma una volta compreso (e apprezzato, perché no) il concetto, si finisce davanti a un muro in quanto il film fallisce nel suo intento. È sicuramente ammirevole il lavoro fatto da Rosi, da una parte: elevare la vita comune (e noiosa) allo stato dell’arte, senza però costruire una storia inventata. Dall’altro però c’è il prodotto finale: non intrattiene o peggio non incuriosisce, ma anzi annoia e stanca presto. Si comprende subito il taglio che avrà l’intera visione dopo pochi minuti e quelle sorprese che lo spettatore attende con impazienza non arrivano mai. È curioso pensare che Sacro GRA sia il risultato della selezione tra decine di ore di materiale registrato nell’arco di due anni. Quindi una volta accettata la premessa ammirevole di Rosi, viene accantonata presto per colpa del risultato: è difficile elogiare pubblicamente la vita ordinaria, diventa un’inutile ridondanza; Rosi, che mette in scena la vita aspettandosi di mostrare il suo fascino, probabilmente insegue con furbizia un pensiero populista. Bisogna anche tener conto della scelta dei personaggi mostrati: è gente comune ma caratterizzata da vite e impieghi che quasi li distaccano dall’ordinario. C’è, quindi, una ricerca per trovare i personaggi giusti da mostrare e ciò, a parer mio, annulla il pensiero secondo cui Rosi volesse soltanto mostrare quanto di più ordinario e periferico ci sia a ridosso del raccordo.
A conti fatti, Sacro GRA è il risultato di una ricerca fallita, almeno in parte. Rosi mette in scena il nulla aspettandosi che i sudditi intelligenti vi trovino i vestiti nuovi dell’imperatore, ma ciò che viene mostrato sono situazioni slegate e fini a sé stesse che fanno sì parte di un disegno più grande a cui facciamo parte tutti noi, ma essendo state scelte e mostrate con presunzione in piazza, riescono soltanto a sfoggiare la loro futilità.
Robertodragone.com - Pagina Facebook: Il grande re dei boschi

A ridosso del grande raccordo anulare (il GRA del titolo) vivono persone comuni, i cui impieghi, pensieri e impegni vengono filmati da Gianfranco Rosi attraverso uno sguardo distaccato e silenzioso. È difficile parlare di Sacro GRA: la forma di documentario che sceglie Rosi mi ha affascinato. Seppure, come viene detto nell’articolo su Gli Spietati (e io sono d’accordo), non esista una formula giusta per fare un documentario, Rosi ignora alcune “regole” del genere e sceglie una strada diversa, girando un film-documentario utilizzando come attori “personaggi” involontari, che recitano come facciamo tutti nell’improvvisazione della vita. Questa ricerca del cinema in un contesto così reale è molto affascinante, perché l’arte cinematografica è una ricostruzione artistica che intrattiene di più, per forza di cose, della realtà. Qui invece, se da una parte, come illustro dopo, c’è una ricerca mirata per trovare i soggetti giusti da mostrare, dall’altra c’è un rifiuto di utilizzare la storia giusta, la situazione perfetta, il dialogo illuminante. La realtà non viene truccata per risultare interessante, ma anzi viene spogliata di ogni capo cinematografico per restare nuda e imperfetta. Potrei persino pensare che la noia che caratterizza Sacro GRA sia “sacra” in quanto reale come la vita quotidiana, tuttavia non lo farò. Rosi fa da spettatore e noi guardiamo lui nell’intento, ma è come guardare qualcuno ridere senza aver capito la barzelletta.

Guardando questo documentario mi ponevo molte domande. Il GRA del titolo si riferisce alla vicinanza geografica dei “protagonisti” alla strada che cerchia Roma con un anello; la loro presenza è periferica al centro (di Roma), la loro esistenza quasi marginale nella società. Insomma, siamo noi: Rosi osserva noi. Ma una volta compreso (e apprezzato, perché no) il concetto, si finisce davanti a un muro in quanto il film fallisce nel suo intento. È sicuramente ammirevole il lavoro fatto da Rosi, da una parte: elevare la vita comune (e noiosa) allo stato dell’arte, senza però costruire una storia inventata. Dall’altro però c’è il prodotto finale: non intrattiene o peggio non incuriosisce, ma anzi annoia e stanca presto. Si comprende subito il taglio che avrà l’intera visione dopo pochi minuti e quelle sorprese che lo spettatore attende con impazienza non arrivano mai. È curioso pensare che Sacro GRA sia il risultato della selezione tra decine di ore di materiale registrato nell’arco di due anni. Quindi una volta accettata la premessa ammirevole di Rosi, viene accantonata presto per colpa del risultato: è difficile elogiare pubblicamente la vita ordinaria, diventa un’inutile ridondanza; Rosi, che mette in scena la vita aspettandosi di mostrare il suo fascino, probabilmente insegue con furbizia un pensiero populista. Bisogna anche tener conto della scelta dei personaggi mostrati: è gente comune ma caratterizzata da vite e impieghi che quasi li distaccano dall’ordinario. C’è, quindi, una ricerca per trovare i personaggi giusti da mostrare e ciò, a parer mio, annulla il pensiero secondo cui Rosi volesse soltanto mostrare quanto di più ordinario e periferico ci sia a ridosso del raccordo.

A conti fatti, Sacro GRA è il risultato di una ricerca fallita, almeno in parte. Rosi mette in scena il nulla aspettandosi che i sudditi intelligenti vi trovino i vestiti nuovi dell’imperatore, ma ciò che viene mostrato sono situazioni slegate e fini a sé stesse che fanno sì parte di un disegno più grande a cui facciamo parte tutti noi, ma essendo state scelte e mostrate con presunzione in piazza, riescono soltanto a sfoggiare la loro futilità.

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