stamattina frammentidimare mi scrive che è per caso in un paesino accanto a quello in cui abito, così se voglio possiamo beccarci. io le dico che casualmente invece ero proprio lì, a due passi da lei. io con la guancia gonfia (o ‘ndurzata) e i capelloni bianchi, lei con l’espressione da muchacha troppo sexy (cit. tatangelo), ci siamo fatti i selfie sorridenti. e poi ci siamo seduti su delle gomme da masticare. 

giochetto delle undici domande!

la mia amica sfumaturedombra mi ha taggato in questo gioco in cui bisogna rispondere a undici domande, poi dovrò scriverne altrettante per le persone che deciderò di taggare. 

1) Qual è il tuo telefilm preferito?

nella testa mi balenano diversi titoli e non saprei rispondere con uno soltanto, quindi come prima risposta non c’è male. mi viene da citare scrubs e i soprano, ma c’è anche sherlock e probabilmente x-files (ne ho zompati tantissimi)

2) Che rapporto hai con la tua famiglia?

direi abbastanza buono, a parte alcuni piccoli rancori covati dall’infanzia. quando ci si ritrova a essere adulti e si affrontano certi problemi, scavando e cercando si finisce sempre con l’incolpare i propri genitori per alcune scelte, nonostante l’idea razionale secondo cui crescere un figlio non è affatto facile e nessuno ti spiega come si fa. quindi, a parte leggeri rancori che, ahimè, bisogna accettare, direi che ho un rapporto ottimo con la mia famiglia. ammazza, che risposta seria. culo!

3) Se potessi essere una creatura soprannaturale, quale sceglieresti? Perché?

fantasma va bene come risposta? mi piacerebbe essere un fantasma di una casa situata in cima a una collina di un bosco sperduto. sarebbe divertente perché vedrei il mondo fisico sotto un altro punto di vista, probabilmente un punto di vista con sfumature più colorate che l’uomo non riesce a percepire. sono una persona estremamente razionale, ma non nascondo che il mondo dell’occulto mi incuriosisce, nonostante non creda a nulla di quello che vedo o leggo.

4) Una parola per descrivere ciò che per te è il senso della vita, o che ci vada perlomeno vicino (e no, 42 non è una risposta accettabile)

non so se ho mai creduto nel senso della vita, ma se è inteso come scopo, quello ognuno se lo crea durante il proseguimento della propria esistenza. nella mia esperienza, so che scervellarsi nella ricerca di alcune domande si perde soltanto tempo, ma ho comunque una risposta a questa domanda perché credo che lo scopo (e quindi il senso di ognuno, se vogliamo) potrebbe trovarsi nella curiosità. e non parlo della curiosità di scoprire l’assassino di un film thriller, ma di quella che ci fa avvicinare a un muro che vediamo da lontano mentre passeggiamo per sentirne la consistenza con la mano. 

5) Qual è il lavoro dei tuoi sogni?

un giorno mi piacerebbe riuscire a raccontare alcune storie che coccolo e faccio crescere nella mia testa da anni. quando immagino a un modo per raccontare queste storie mi risulta difficile pensarne uno differente dalle immagini, quindi ti direi regista cinematografico, ma il fatto che non riesca a raccontarle utilizzando soltanto delle parole, quindi un racconto o un romanzo, mi sprona a provarci sempre di più, quindi ti direi scrittore. ma se dovessi rispondere con più realismo, be’, non saprei proprio cosa dirti.

6) Hai situazioni irrisolte/questioni in sospeso di qualunque natura con qualcuno?

io sento di no, ma probabilmente sì. risolvere alcune situazioni non mi sembra logico, in quanto ormai le cose sono andate come sono andate. parlarne ulteriormente mi sembra inutile. ma non tutti la pensano come me e probabilmente le altre persone con le quali ho un conto in sospeso vorrebbero chiarire alcuni punti.

7) Figure di merda: raccontacene una.

mi viene in mente il mio primo bacio. lei era più grande di me, si mise a parlare per venti minuti di quanto le piacessi senza che io riuscissi a capire che in realtà quello che stava dicendo era “baciami”. più tardi durante la serata, eravamo in disparte quando mi iniziò a baciare lei, tirò fuori la lingua e trovò le mie labbra serrate che imitavano quello che vedevo nei film. lei mi leccò tutta la faccia prima che io aprì la bocca e iniziai a muovere la lingua. ci stavamo leccando la faccia vicenda in punti differenti, facendo finta che fosse una nuova pratica sessuale da catalogare nei preliminari. quando finalmente riuscimmo a unire le bocce e limonare come si deve, scoprii che baciava da schifo, e lo sapevo nonostante fosse il mio primissimo bacio. però almeno avevo la faccia pulita.

8) Più o meno, quanti libri leggi, di tua iniziativa, in un anno?

purtroppo davvero pochi. sono lento a leggere, oltre al fatto che quando sono di cattivo umore leggere è l’ultima cosa che riesco a fare. circa una decina, quindicina di libri all’anno, ma a mia difesa dico che la maggior parte sono romanzi lunghi anche seicento pagine.

9) Nerd o tecnofobico/a?

fierissimo nerd, anche perché se oggi non sei nerd hai una vita abbastanza difficile, a patto che tu non abbia un amico nerd a cui chiedere ogni minima cosa (no comment)

10) L’altrui atteggiamento che più ti fa desiderare di avere un’arma a portata di mano e usarla.

la profonda cattiveria che ho visto esprimere da alcune persone di cui mi fidavo ciecamente. era una cattiveria ingiustificata che non meritavo, e in quanto persone di merda ritenevo giusto augurare loro il peggior male possibile che esista (sì, sono un tantinello melodrammatico)

11) Non so più cosa chiedere quindi ecco qua un grande classico reinterpretato. Commentalo pure, se vuoi.

cat, se non avessi postato una domanda demenziale mi sarei preoccupato.

ora le domande che pongo a quelli che taggo, cioé: ninfadora88, unamatta, rizomatica, alidimiele, vandalisanti, nonlasciarmi

1) quante delle cose che pensi dici ad alta voce?

2) una tua caratteristica che gli altri vedono in te ma in realtà non credi di avere?

3) qual è un film che ricordi di aver visto durante la tua infanzia ma di cui non ricordi né la trama né altro?

4) una cosa che rimandi da mesi ma che vorresti tanto fare?

5) qual è un talento che non hai ma che vorresti avere?

6) mentre ti parla qualcuno che conosci tu continui a pensare con ossessione che vorresti dirgli una cosa, ma non lo fai mai: cosa vuoi dire a chi?

7) il film più stupido, demenziale e vergognoso che inseriresti in una ipoteca classifica dei tuoi film preferiti?

8) che genere musicale preferisci cantare sotto la doccia?

9) a quale domanda ti sei rotta i coglioni di fare questo gioco?

10) c’è un genio della lampada alle prime armi che può esaudire un tuo solo desiderio, qual è?

11) cosa faresti se vincessi 550 euro?

non odiatemi, ho provato a essere social.

La quinta stagione

Gli abitanti di un paesino si riuniscono per la festa di saluto all’inverno. La tradizione vuole che si incendi un falò di legna secca, ma quando qualcuno ci prova questa non si accende. La folla non sa che fare, si percepisce la sorpresa e la paura di quel fatto così particolare. Una misteriosa calamità si abbatte sul mondo, qui visto attraverso un paesino delle Ardenne: l’inverno non va via e il ciclo naturale delle stagioni sembra essersi interrotto. 
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La quinta stagione è un film particolare sotto diversi aspetti. La prima cosa che salta all’occhio è lo stile scelto dalla coppia di registi Peter Brosens Jessica Woodworh, inquadrature lunghe e immobili che riprendono le scene in cui gli attori e gli elementi presenti formano delle composizioni ordinate. Spesso si ha l’impressione di osservare dei quadri viventi. Ci sono pochissimi primi piani e ancora meno movimenti di camera, sempre rigorosamente sul carrello, che aiutano a mostrare ciò che nell’inquadratura precedente era nascosto: qualcuno che origliava, o altri personaggi presenti nella scena. C’è - quindi - una minuziosa ricerca per far sì che la storia abbia una presentazione precisa: la presenza dei paesaggi desolati belgi, la bellissima fotografia decolorata di Hans Bruch Jr., i dialoghi ridotti al minimo, confezionano un film che punta gran parte del proprio racconto sulle immagini suggestive che trasudano sconforto, rimandando a continue citazioni nel mondo del cinema e della pittura. 
Il carattere stilistico della pellicola mi ha affascinato molto perché si lega perfettamente con la storia che nega ogni forma di ottimismo, mettendo alla luce situazioni la cui risposta emotiva da parte dell’uomo è rappresentata da una disperazione asfissiante e silenziosa che sembra comunicare perfettamente con la natura umana presente in ognuno di noi. È un film angoscioso, difficile da assimilare. La tranquillità puramente estetica di alcune inquadrature si scontra violentemente con ciò che viene mostrato. I personaggi sono soltanto accennati, ma basta per far sì che alcune scene colpiscano direttamente al cuore dello spettatore.
L’interruzione inspiegabile del ciclo naturale delle stagioni e la manifestazione di fatti inspiegabili, innesca negli abitanti, di umili origini e che professano lavori a contatto con la natura, un disorientamento che sfocerà nella disperazione più drammatica. Le menti si corrompono e la confusione innesca istinti primitivi, trasformando i singoli individui in una massa non pensante che insegue bisogni egoisti, dando una spiegazione illogica a ciò che non può essere razionalizzato e agendo di conseguenza per pura ignoranza come animali che non riflettono. Proprio gli animali sono spesso presenti nella pellicola, attraverso rimandi secondari, come la giovane coppia che si incontra attraverso i richiami degli uccelli, o quella più esplicita come la scena iniziale e quella visionaria che chiude il film, con lo spettatore messo sotto l’occhio del giudizio in una “quinta stagione” dove la natura ha ripreso il controllo sull’uomo. 
Se vi è piaciuto l’articolo potete passare per il mio blog dove potete trovarne altri, il link è robertodragone.com. Oppure, potete passare per la pagina Facebook del blog dove pubblico notizie, curiosità e opinioni sul mondo del cinema. 

la rivincita sulle ex (la vendetta del missionario)
alle medie confessai il mio amore a quella che era la mia migliore amica, lei prima mi disse di no perché ero sfigato, poi accettò di stare insieme, ma di nascosto, perché ero sfigato. chi è ora lo sfigato, eh? EH? EH, FABIANA?? 

la rivincita sulle ex (la vendetta del missionario)

alle medie confessai il mio amore a quella che era la mia migliore amica, lei prima mi disse di no perché ero sfigato, poi accettò di stare insieme, ma di nascosto, perché ero sfigato. chi è ora lo sfigato, eh? EH? EH, FABIANA?? 

ho sentito un “prova, prova, un, due, tre” provenire da qualche parte nei dintorni. oh no, OH NO. un’altra festa di compleanno con il karaoke. 

ho sentito un “prova, prova, un, due, tre” provenire da qualche parte nei dintorni. oh no, OH NO. un’altra festa di compleanno con il karaoke. 

L’artista e videomaker Anders Weberg ha girato un film che racconta, attraverso immagini oniriche, le sue opere. Il titolo del progetto è “Ambiancé" e ha la peculiarità di durare ben 720 ore. Quello in cima è il trailer dell’opera lungo ben 72 minuti. Io non ho avuto il coraggio di vederlo tutto (ma neanche metà… ma neanche cinque minuti).

diario dei sogni #1

con tutti i sogni che faccio, ho pensato spesso che potrei avere uno di quei diari su cui si annotano le caratteristiche interessanti dei sogni, se non fosse che, anche se credo nel potere dei sogni come comunicazione tra inconscio e mente conscia, non sono così tanto convinto che annotare ogni sogno sia cosa utile. eppure, sarebbe divertente. ieri notte ho sognato un serpente che mi mordeva. ero nella mia vecchia casa (quando mi sogno a “casa”, sono sempre in quella vecchia in cui sono cresciuto - ho traslocato qualche anno fa), ero disteso su un letto matrimoniale ai piedi del quale c’era un ragazzo su una sedia. giocava a stare in equilibrio sui due piedi posteriori, quando un serpente lo afferra e lo divora. dopodiché, la creatura rimane immobile ai piedi del letto e io faccio lo stesso. pensavo di potermi muovere più velocemente di lei e riuscire a scappare, ma quando tento un movimento questa scatta e mi morde. ero tranquillo, anche se un po’ sorpreso. chiamo uno specialista per catturare il serpente, ma questo viene e non lo trova. quando sta per andarsene, sposto la tenda e vi trovo la creatura, così urlo a squarciagola per chiamare lo specialista, che la cattura. fine del sogno. il giorno prima avevo parlato di harry potter con un’amica (che quello del sogno fosse nagini?), ma poiché il serpente mi sembrava un simbolo abbastanza esplicito, per curiosità ma con molto scetticismo ho cercato il significato della sua presenza nel mio sogno, e ho letto che significa che mi sento vittima di un’aggressività verbale, oppure che io stesso dovrei essere più deciso e istintivo. il che è vero, ma è come leggere l’oroscopo e pensare che parla proprio di te. sono descrizioni abbastanza approssimative che possono funzionare, se non con tutti, con gran parte delle persone. io, tuttavia, mi ritrovo a vedere combattere la convinzione che sognare sia un’azione che innesca meccanismi profondi della mia mente contro l’idea che non sempre gli elementi e i fatti sognati hanno una spiegazione così logica e diretta. anche se la psicologia è molto interessata ai sogni, in quanto espressione dell’inconscio che si manifesta a prescindere dalla repressione in cui il soggetto spesso si nasconde. stanotte ho sognato che stavo con la mia famiglia in una casa sconosciuta. era grande e tutti sembravano stare a proprio agio, ma vado in bagno e noto la presenza di alcuni vermi rosa, un colore vivido e sicuramente innaturale. quei vermi si moltiplicano e crescono in forme strane sotto i miei stessi occhi, diventano ragnetti o strani essere mai visti prima. così io, terrorizzato, faccio le valigie e trascino tutti via di casa, prima che uno di quegli esseri finisca per entrare nei vestiti o in uno di quegli oggetti che prendo prima di uscire per seguirci via di lì e moltiplicarsi nel posto dove andremo. andando a cercare il significato dei vermi nei sogni… be’, a quanto pare possiedo un difetto che voglio eliminare (e anche qui, chi non ne ha uno?), ma i vermi sono anche un simbolo fallico, quindi c’è la possibilità che scappando dai vermi o comunque volerli scacciare, io voglia addirittura punire qualcuno privandolo del suo pistolino. a volerci pensare bene, troverei sicuramente un uomo che odio tanto da volerlo in qualche modo punire (ovviamente - spero - la castrazione è metaforica), ma mi viene in mente un’idea: sono i sogni che mi suggeriscono alcuni desideri della mia mente che mi sono poco chiari, o sono io che voglio per forza trovar loro un significato? ovviamente, non avendo studiato l’argomento i miei sono ragionamenti che lasciano il tempo che trovano, anche perché - ripeto - so che in psicologia i sogni rappresentano un elemento importante e andrebbero sempre decifrati, per il bene del paziente e dell’istinto umano che spesso dimentica di avere.