un matto

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June 2013

saintjust:

Io non so quanto riuscirò a tirare avanti in tutto questo inquinamento acustico

Jun 18, 201315 notes
Jun 18, 2013192 notes
#Joel Coen #Ethan Coen #Brad Pitt #film #Coen brothers #Burn after reading
The hunger games - il mio commento

Lo so, lo so, non scrivevo una recensione di un film da un po’, il fatto è che ho voglia di godermi i film senza stare a pensare di scriverci un commento. Ho visto Hunger, Ribelle - The brave e Dark shadows di Tim Burton, oltre che l’orribile Lanterna verde, il simpatico Quella casa nel bosco e la sorpresa Another earth. Ma da me non saprete nient’altro a parte questi unici, e brevi, aggettivi. 

Ma allora perché parlare di The hunger game? Mi sono svegliato presto, e dopo aver fatto la prima colazione del 2013, non voglio subito fare una doccia e uscire, ma voglio sedermi un attimo a bere il mio adorato succo di frutta all’albicocca. Eh, lo so, albicocca, ma il succo di frutta alla pesca è finito. 

Cercherò di essere breve, il che è una presa per i fondelli visto che questa era soltanto la premessa. Ho visto The hunger games ieri sera perché lo davano su SKY e io, giustamente, con i film che ho già registrato e che rimando da settimane e settimane, ho visto un film che non mi interessava poi molto vedere. Ero curioso, la trama è interessante, anche se come tutte le trame più interessanti degli ultimi anni è una scopiazzatura da vari libri, film e opere varie. 

Parto con il punto più importante di un commento e dico subito che The hunger game non mi è piaciuto. Prima di dirvi brevemente la trama, vi dico che prima che il film uscisse si sapeva che sarebbe stata una (ennesima) trilogia. Bene, ora la trama: in un’America post apocalittica, dove a governare è un regime totalitario, ogni anno ventiquattro giovani (maschi e femmine) si sfidano in un gioco che li vedrà uccidersi a vicenda finché non ne rimarrà uno soltanto. Quindi, ricordiamo pure che è il primo capitolo di una trilogia e capiremo subito che la protagonista non morirà. Allora stai lì a guardarti ben due ore e mezza di scontri vari e lotte per la sopravvivenza senza provare un po’ di tensione. In pratica lo guardi e aspetti di vedere come muoiono tutti gli altri.

C’è da aggiungere che sapere il finale di un film non ha mai rovinato la sua visione, poiché ormai i film sono strutturalmente tutti uguali, eppure continuiamo ad andare al cinema (lo spero), infatti il finale scontato non è il più grande difetto del film, poiché ciò che davvero manca a The hunger games è l’atmosfera. Siamo in un futuro post apocalittico, c’è una dittatura, anche il “gioco” di cui parla è forte, visto che sono ragazzi che combattono per la vita, eppure il film spesso appare ridicolo. Il libro da cui è tratto è per ragazzi, il che mi ha sorpreso vista la serietà degli argomenti. Insomma, non ci sono maghetti che combattono con i troll, qui si fa sul serio. Com’è possibile che un’opera con una dittatura e in cui si parla apertamente di morte sia rivolto a un pubblico giovane? Ebbene, la risposta è stata chiarissima quando ho avuto modo di seguire l’evolversi della storia e la caratterizzazione dei personaggi. 

Il futuro “post apocalittico”, un futuro povero e comandato da un “regime brutto e cattivo” è praticamente assente, ma bensì, soltanto immaginato. La caratterizzazione del mondo di The hunger games è approssimativa e abbozzata. È sopra le righe e prova a essere originale, con tutti quei capelli blu (…) e quei vestiti stravaganti, ma è fatta così male che risulta tutto banale e, soprattutto, non crea la minima tensione. Questo, aggiunto al fatto che sai il finale (più o meno), ha reso la durata tremendamente lunga e noiosa. 

Io però ero curioso: come poteva un film come quello rappresentare il gioco? Avrebbero mostrato i morti? La curiosità mi ha portato a proseguire la visione ed è arrivata la prima scena che mi ha colpito in qualche modo. Quando il gioco inizia, tutti i ragazzi sono su dei piedistalli in attesa che un conto alla rovescia arrivi a zero, poco lontano da loro ci sono zaini con provviste e armi. Il conto della rovescia finisce e avviene un vero massacro: i più grandi, i più forti, ammazzano senza pietà i più piccoli (i ragazzi che partecipano hanno dai dodici ai diciotto anni). La scena è forte, ma non perché vengono mostrate budella o chissà cos’altro, ma perché sorprende vista l’atmosfera piatta che aveva caratterizzato la pellicola prima di allora.

Un commento è doveroso dedicarlo all’eroina protagonista, interpretata dalla nuova stella del cinema Jennifer Lawrence. Leggendo la sua filmografia scopro che l’ho vista recitare in altri due film, in X-Men - L’inizio e in Mr. Beaver (ma non la ricordo in questo film). Devo ammettere che è stata brava a rendere credibile un personaggio assurdo, insensato e incoerente. Il suo personaggio è costruito per essere come esempio di una generazione di ragazzine moderne che cerca un modello forte e combattente da seguire. Ma in pratica, il suo personaggio non fa niente e ha tanto culo, ma tanto (guarda caso), e quelle poche cose che fa nella seconda parte del film sono del tutto ingiustificate. È completamente assente una crescita e un’evoluzione coerente. 

In conclusione, quella di The hunger games è l’ennesima trilogia che andrà nel dimenticatoio del cinema moderno. Si tenta di replicare il successo di Twilight, o ancora meglio quello di Harry Potter, andando a cercare le trame nei libri per ragazzi, ma spesso le opere fanno schifo di loro e i film, poi, sono fatti pure peggio. Scopro che il secondo film di The hunger games sarà diviso in due parti, mentre io già prevedo una nuova ragazza divisa dall’amore di due baldi giovani, mentre sotto c’è una guerra neanche troppo originale. Ovviamente, dopo tutte le cose brutte che ho detto riguardo questo film, mi è chiaro, e spero lo sia anche a voi, il motivo del suo incredibile successo. 

Jun 18, 20135 notes
#film #the hunger games #jennifer lawrence #libro #trasposizione #critica #commento #opinione #ultimi film visti
Jun 17, 201345 notes
#the royal tenenbaums #wes anderson #luke wilson
Cos'è l'amore per te? Cos'è l'amicizia per te?

Queste qui sono domande importanti. Non vuoi pormi domande più semplici? Tipo: “Cosa deve avere una donna per colpirti?”. Ti propinerei la battuta che ho usato decine di volte, ti direi: “Un’ottima mira”. Sei sicuro? È una battuta divertente. 

Ho due idee ben precise riguardo l’amore e l’amicizia, entrambe le idee mi hanno trovato anni fa. Da allora, ho continue conferme, ma c’è da dire che non sono idee compiute, anzi, si evolvono e crescono. Anche se fondamentalmente rimangono sempre uguali a se stesse, per questo credo in loro fermamente: se qualcosa è sbagliata, presto o tardi troverà la sua smentita.

Per quanto credi fermamente che le persone e i relativi rapporti che vivono siano troppo complessi per poterli dividere in determinate categorie, per la maggior parte delle persone, la differenza sostanziale che c’è tra due amici e due amanti è che questi ultimi trombano. È un metodo abbastanza dozzinale per differenziare le due cose, te lo dico per esperienza. Non serve amarsi per trombare e ci sono amici che trombano. Però ecco, in media due amici non trombano, su questo non ci piove. 

Io però, sono solito differenziare i due sentimenti attraverso un metodo molto più funzionale: la chimica. La chimica, per intenderci, sono le sensazioni che proviamo; esse sono scatenate da una serie di fattori esterni che influenzano il nostro stato d’animo, a volte in modo impercettibile. Ti faccio un esempio banalissimo. Festa di amici, mi presentano una ragazza. A pelle subito mi piace. È bella. Tra noi nasce un’amicizia, ma io la guardo sotto una luce più luminosa rispetto a quella che illumina le mie altre amiche. Per quella ragazza io provo un amore che non può essere chiamato amicizia, ma al contempo non è “quell’amore” perché noi due non stiamo insieme. Potrei esserle amico per tutta la vita, andare al suo matrimonio e fare da zio ai suoi figli, ma le sensazioni che proverò ogni volta che sto in sua compagnia, non cambieranno mai. E quando ti dico mai, intendo mai. 

Le sensazioni sono qualcosa di astratto, sono dentro di noi ma in realtà non ci sono, non esistono, anzi, direi quasi che siano immaginarie. Per questo un’interazione esterna non può distruggerle, sono qualcosa che perdurerà finché campiamo. La loro intensità cambierà perché è l’unico elemento che può essere influenzato dall’esterno, attraverso torti, atti romantici, ecc. Ma anche se la sensazione fosse tanto debole da risultare quasi impercettibile, ci sarà sempre. Per questo, una volta capito che quella persona ti scatena delle sensazioni che nessun’altro è in grado di scatenarti, con lei non potrai mai esserci amico. Puoi fare finta, ma la vera amicizia è qualcos’altro.

Ogni tipo di amore ha il diritto di esistere, ma soltanto quelli veri perdurano con il tempo. Continuano ad esistere anche quando ti sarai sistemato con un’altra persona, ci sarà sempre un piccolo focolare acceso, e quando si dice che i propri ex ci sono indifferenti, io ti dico che per me persino l’indifferenza è una lieve forma d’amore quando, in passato, con quella stessa persona, c’è stato un rapporto intimo (ovviamente è diversa dall’indifferenza che proviamo verso un conoscente o uno sconosciuto, cioè con chi non abbiamo mai avuto nessun tipo di rapporto). Ciò non significa amare di meno la tua nuova ragazza, perché alcuni amori perdurano nel tempo anche dopo un enorme torto ma, nonostante ciò, in un eventuale ritorno di quella persona che ci ha offeso noi sapremmo dire un “NO” fermo e convinto.

Ti dirò, per esperienza, che l’amore nasce da sentimenti reali, quelli “anti-romantici”, e onestà. L’amore è quel sentimento che unisce due persone con tanti “nonostante” sulle spalle. Sono persone ammaccate e disilluse che si avvicinano lentamente l’uno all’altra: sono letteralmente terrorizzate di soffrire e di far soffrire. Per questo, io detesto il romanticismo metaforico, quello costruito: “Sei bella come il cielo stellato di notte quando la luna lo illumina di un bianco vergine e gli uccellini si scambiano dolci cinguettii d’amore”. Bleah! Ci sono tante poesie belle scritte con frasi metaforiche e non lo metto in dubbio, ma non sono il mio genere. L’amore è altro, è reale e quindi come la realtà è sporco. Ma è bello. Un vecchio sms che ricordo, tra i più belli che abbia ricevuto, diceva: “Io e te non saremo mai amici”. C’è romanticheria più dolce? Per me no, perché è reale. 

Per quanto riguarda l’amicizia ci sarebbe un altro lungo discorso da fare, ma fa caldo e sarò breve. L’amicizia è quella compagnia che ti fa sentire la propria presenza senza chiederti come stai perché sa come ti senti. Se ti lascia la donna, io non ti chiederei come stai, sarei un idiota perché so come si sta. Ma in silenzio potrei farti compagnia e provvedere a te. Un vero amico ti fa compagnia, lo ripeto, è una presenza che senti. Se il dolore che provi non puoi dividerlo con nessuno, allora non hai veri amici che ti circondano perché i veri amici ti danno l’impressione che siano fisicamente entrati dentro di te, abbiano spezzettato il peso del tuo dolore e abbiano caricato una parte sulle loro spalle. L’amico è quello a cui puoi dire che hai visto una mucca volante senza avere paura di non essere creduto, o quello che ti aiuterebbe a nascondere il cadavere di un nemico. 

Ho scritto tanto. Ora sono stanco. Spero di averti dato ciò che cercavi.

Jun 17, 201312 notes
Jun 17, 201313 notes
#desktop #mac #peter griffin #batman #m-o #wall-e
Jun 15, 2013896 notes

I miei genitori hanno sempre fatto così, sono stato cresciuto in un modo tutto particolare. Non mi hanno mai vietato di fare niente. Mai. Volevo andare in treno da un amico? “Va bene, vacci pure. Ma attento che l’altra sera hanno rapinato una coppietta qui dietro. Ah, e mi raccomando in treno, non parlare a nessuno. Mettiti i soldi nei calzini. Se ti fermano, tu dagli tutto e non rispondere male. Torna presto, quando c’è ancora la luce, perché di notte è pericoloso. Allora ciao, divertiti”. Io avevo quattordici anni, avevo quattordici anni ed era il 2002, ed erano altri quattordici anni rispetto a ora. Così rinunciavo ad andare dall’amico in treno. E i miei amici mi dicevano: “Roberto, ma perché sei così chiuso e non esci mai?”. Quando venivano a casa mia chiedevano il permesso ai miei: “Roberto può uscire?”. E i miei genitori dicevano sempre sì. Così alla fine il problema ero io, ero io che non volevo uscire mai. E io non riuscivo proprio a capire cosa avessi che non andava.

Jun 15, 201323 notes
Jun 14, 201330 notes
Jun 14, 201312 notes
#magnum photos #magnum #photography #david hurn
Confucio feat. Folì, sulle ALTRE COSE - Part 2

folie-p:

12 mesi in un centro di addestramento per agenti segreti in Siberia e queste sono le considerazioni molto eterogenee che ho tratto sulla vita.

1. Non dite mai “sei così carina quando ti arrabbi”. Che ero arrabbiata la metà di quello che sono ora che me l’hai detto, stronzo, e vedi un po’ se sono carina.

2. Non bisogna sparare sulla crocerossa, ma bisogna sempre sparare su chi spara dal finestrino della crocerossa.

3. Il diavolo fa le pentole, non i coperchi, ma col wok tutto ciò perde d’importanza. Ecco, voi dovete diventare un wok. (Va bene anche quello dell’ikea all’inizio).

4. Ignorare is the new provocare. Fatene tesoro, i due poli vanno alternati sapientemente.
Corollario: tenete presente che dire “don’t push me” è la più efficace istigazione a delinquere di tutti i tempi, quindi ditelo solo se intendete il contrario.

5. L’ovvio non è ovvio finché uno sconosciuto che non sa un cazzo della situazione te lo fa notare. Date fiducia agli sconosciuti.

6. Non rinunciate per niente al mondo a godere di tutti i vaffanculi che vi indirizzano, la loro incazzatura è la misura del vostro potere.

7. Metti la merda, togli la merda.

8. Chi risponde a “Come stai?” “Alti e bassi”, non ha capito il nocciolo della questione: i medi. (Che la vita è tutto uno stare medio. O un dito medio, anche).

9. Non far mai scendere il livello del disgusto, che si diventa vulnerabili.

10. Non si può andar bene a tutti. Ci si può accontentare di andar bene alla maggior parte e di essere odiati da qualcuno di molto noto, il che fa un sacco dinamiche tra cheerleaders in Mean Girls.

11. A volte dire a una persona “svegliati, smetti di compiangerti e datti una mossa” è uno dei più grandi atti d’amore che si possano fare.
Basta che quella persona non sia io, che ti mando cordialmente affanculo, anche se mi ami.

(Vai alla prima parte).

Jun 14, 201349 notes
Jun 13, 20134 notes
#belgrade #august #2009
Jun 13, 20135 notes
#Ballet #Ballerina #Dance
Jun 13, 2013101 notes
#eternal sunshine of the spotless mind #kate winslet #Michel Gondry #film
Ludovica e i racconti delle malattie imbarazzanti

Ludovica e io ci sentiamo telefonicamente più o meno tutti i giorni. Ci sentiamo anche durante la giornata, ma la chiamo soprattutto la sera, poco prima di dormire, quando io mi sono appena messo a letto e lei è ancora in cucina a guardare la tv, in particolar modo un programma dal titolo… Malattie imbarazzanti. Ieri sera, ancor prima di salutarmi, mi fa: “Stanno mostrando come pulirsi dopo aver fatto la cacca”. Molto bene. “Lo sapevi che per fare meglio la cacca devi stare accovacciato e che i piedi devono stare in alto? Quindi devi tenerli sulle punte, oppure li devi sollevare”. E questo non è niente. Lei è una donna, il che significa che sa fare più cose contemporaneamente, quindi mi ascolta parlare e nel frattempo guarda l’intervento di una bambina che ha chissà quale problema. Io parlo e lei fa: “Ma no, poverina”, oppure, “Guarda, la stanno operando”, e si preoccupa. Che ci volete fare, le donne.

A me questi programmi fanno impressione, anche se avendo Sky e una mamma appassionata di tutto ciò che riguarda le malattie e gli ospedali, è capitato più volte che entrassi in cucina e vedessi la patata di una sconosciuta in bella vista durante le riprese di un parto. Quando Ludovica mi descrive ciò che stanno mostrando, io rido perché sentirla preoccupata per perfetti sconosciuti è una cosa tenera, soprattutto mentre ha quella vocina che ha più sonno che altro. La cosa bella è che se all’inizio le dicevo che mi non mi piacevano quei programmi, ora sono io a chiederle: “Ma allora? Stasera che malattie stanno mostrando?”. Poi però me ne pento ascoltando i suoi racconti. Anche perché lei ne parla con tranquillità, con un tono incuriosito ma anche quasi addolorato per il paziente. E io allora la ascolto parlare e non vorrei mai zittirla… Non è vero, ci ho provato più volte ma lei mi ignora. Aiutatemi. 

Jun 13, 201312 notes
#ilboscodellefragole #malattie imbarazzanti #tv #telefonate
Jun 13, 2013322 notes
Jun 12, 201312,477 notes
#photography #Stanley Kubrick #couple #subway
Play
Jun 12, 20135 notes
#video #Fratelli d'Italia #Gabriele Paolini #Paolini #Emilio Fede
Jun 12, 2013111 notes
#thomas hoepker #magnum photos
Jun 11, 201354 notes
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